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La casa indiana

Quanto è diversa una casa indiana da una italiana?
Per rispondere a questa domanda, ho fatto un piccolo reportage fotografico di casa mia.
Anche se il mio è un appartamento molto occidentalizzato se lo si compara ad uno tipicamente da ceto medio indiano, è comunque un buon punto di partenza per analizzare le principali differenze che potreste trovare durante una vostra possibile visita in India.


Partiamo dal pianerottolo, come potete vedere in generale gli Indiani se ne fregano del mondo fuori dalla loro porta, anche se si parla del palazzo dove la porta è situata. E' una cosa culturale: non c'è alcun senso civico e di bene comune, non c'è coesione sociale (basti pensare ai numerosi casi di lotte tra religioni e caste) e l'effetto finale è che il ragazzo che vi porta la verdura potrebbe pensare che sia totalmente logico sputare sul muro mentre sale o scende le scale.


Le porte di casa non sono a prova di ladro né tantomeno blidate; il 99% delle volte avrete un lucchetto esterno assicurato ad una barra metallica che entra nel muro, la quale però può essere facilmente rimossa dalla sede con un cacciavite. A me sembra una enorme cazzata, non ci potevo credere i primi tempi, ma poi ho imparato a fregarmene, come il resto della gente.


Le finestre sono di qualità inferiore, sottili e intelate in una cornice di alluminio, una soluzione in genere d'emergenza o da fabbrica (o se vivi a Catanzaro) che in India invece è la regola. Specialmente se si vive nella fascia piu' equatoriale e calda non si sente il bisogno di equipaggiare le case con migliori, esteticamente gradevoli e piu' pesanti finestre. L'effetto è che la notte ogni rumore entra in camera da letto senza problemi, e l'India è molto rumorosa, praticamante molesta.


Il dubbio senso estetico segue con la scelta delle luci che sono quasi sempre fisse al muro invece che scendere dal soffitto in posizione centrale, sembra un po' la luce che si ha nei corridoi delle metropolitane o nei sottomarini. Non capisco, al di là del relativo maggior costo in fase costruttiva, perché non facciano i sottotraccia per far passare i fili elettrici; invece tutti i fili sono in canaline esterne di plastica che rovinano l'estetica delle stanze. Ciliegina: gli Indiani usano quasi sempre luci fredde (6000/6500 kelvin) con il tipico risultato di "effetto ospedale". Una volta un'amica mi disse, a battuta, che forse era perché l'India è calda e quindi la gente vuole luci "fredde" in casa. Ad ogni modo preparatevi ad una sostituzione totale delle lampadine, una volta che vi trasferite in un appartamento nuovo.


I pulsanti elettrici sono in genere raccolti tutti insieme in pannelli (uno ogni stanza), i fili in canaline a vista ovviamente e lampadine che spuntano fallicamente dai muri. Un amore...


L'acqua del rubinetto non è potabile nel 99,9% dei casi e quindi tutti hanno un piccolo depuratore in casa dal quale riempiono bottiglie per il frigo, mentre per cucinare generalmente usano l'acqua del rubinetto pensando che il calore uccida i microbi e non sapendo invece che molti virus e batteri sono termoresistenti e un banale fornello non è sufficiente.


Quelli piu' esigenti, come me, comprano bottiglioni da 20 litri (come negli uffici americani, avete presente?) e li usano per bere. Purtroppo, come vedete, queste bottiglie vengono riutilizzate continuamente senza un vero processo di riciclo (cioè attraverso fusione e riaccorpamento); il risultato è che questi bottiglioni sono sempre grattati e ammaccatti con il grande rischio che micro particelle di plastica vengano rilasciate nell'acqua, le quali possono essere causa di cancro. Evvai India!


Vedete i due rubinetti nel lavello della cucina?
Siccome ci sono spesso interruzioni dell'erogazione dell'acqua, molte case hanno cisterne da 200/300 litri nascoste in un controsoffitto nel bagno o nella doccia. Da qui partono un paio di tubi per dare la possibilità di cucinare, lavarsi le mani o farsi una doccia senza la spada di Damocle dei disservizi.


Gli Indiani non cucinano molto al forno, fanno per lo piu' piatti bolliti, di qui la totale inesistenza di soluzioni come "forno + fornelli", tipici invece in Italia. Tutti hanno un paio di fornelli collegati ad una bombola e qualche fortunato cittadino ad una rete di gas, con tubature esterne perché portate dopo la realizzazione dei palazzi (come per i sottotraccia elettrici).


Le cucine non hanno mai una cappa fumaria, con conseguenti puzze di cipolla e spezie che si spargono ovunque; tutti hanno invece una ventola da bagno della stazione Termini, totalmente insufficiente come portata e come design. Il contatore del gas è lì in alto a sinistra; l'omino del gas viene ogni 2/3 mesi per la lettura; aspettatevi che salga sul bancone della cucina, in barba alle regole ferree indiane riguardo i piedi e la loro impurità fisica e spirituale.


Come molti sapranno, solo gli Italiani hanno il bidè; nel resto del mondo l'uomo ha escogitato diversi modi per pulirsi il culo: dagli anglo-sassoni che usano solo carta igienica, agli Indiani che usano la mano sinistra, un secchiello d'acqua ed un campo di riso. Con l'avvento dell'era moderna hanno iniziato ad usare il metodo che io credo inventato dai Thailandesi e/o Malesiani, cioè questo comodo spruzzino posizionato vicino la tazza; il getto è sufficientemente potente per pulire ogni culo.
Una delle pochissime cose indiane di cui do atto della superiorità all'atto pratico.


Infine, non esiste casa senza la serva; queste signore di classe medio-bassa puliscono e cucinano per pochi euro al mese (la nostra prende 16,6 euro al mese per pulire per terra e fare i piatti, ampiamente sopra la media). Queste lavoratrici non hanno diritti, sindacati o tutele di alcun tipo. Possono essere licenziate sul posto o loro stesse possono un giorno non presentarsi senza alcun preavviso (nel qual caso controllate che non abbiano rubato qualcosa).
Quella ritratta nella foto è la serva di sostituzione che la nostra abituale ci ha trovato (come certe autofficine danno la macchina di servizio ai migliori clienti) mentre lei è nel villaggio natale in Nepal dove va una volta l'anno (come tutti gli Indiani).

In conclusione, vivere in India non è poi tanto diverso dal resto del mondo; siamo tutti umani e abbiamo tutti le stesse esigenze.
Semplicemente, in India si vive peggio e queste esigenze spesso non sono rispettate.