19 luglio 2011
I promessi sposi: Manoj e Bibli Banwala
19 luglio 2011 by FDM · 3
Questi sono Manoj e Bibli Banwala, giovani sposi uccisi per mano dei parenti di lei perchè il loro matrimonio "non s'aveva da fare".

E' noto che in India l'appartenenza alle caste (e quindi la stirpe e la discendenza) siano cose che tutti tengono bene in conto prima di intraprendere quasi ogni attività, sia essa un affare economico o un matrimonio.
Manoj e Bibli avevano lo stesso cognome, Banwala, perchè entrambi appartenenti alla stirpe dei Banwala (un sottogruppo della comunità Jat); secondo la tradizione gli individui di una medesima casta (in questo caso per casta si intende stessa stirpe) sono tutti fratelli e sorelle (anche senza reale parentela, come nel caso dei due giovani in questione) e quindi, secondo il testo sacro Dharmaśāstra (un antico libro induista contenete leggi e pene per l'infrazioni delle suddette), non possono sposarsi.
Manoj e Bibli avevano lo stesso cognome, Banwala, perchè entrambi appartenenti alla stirpe dei Banwala (un sottogruppo della comunità Jat); secondo la tradizione gli individui di una medesima casta (in questo caso per casta si intende stessa stirpe) sono tutti fratelli e sorelle (anche senza reale parentela, come nel caso dei due giovani in questione) e quindi, secondo il testo sacro Dharmaśāstra (un antico libro induista contenete leggi e pene per l'infrazioni delle suddette), non possono sposarsi.
Excursus:
l'India da sempre s'é basata sul villaggio come prima e fondamentale forma di governo, su di esso s'é formata ed é fiorita ogni cultura che sia nata e morta in India.
l'India da sempre s'é basata sul villaggio come prima e fondamentale forma di governo, su di esso s'é formata ed é fiorita ogni cultura che sia nata e morta in India.
Una forma molto diffusa di organizzazione democratica del villaggio é il Gram Panchayat (ayat - panch: governo dei cinque); il villaggio elegge cinque rappresentanti che si prendono l'onòre e l'ònere di risolvere le più disparate questioni: dalle dispute d'affari alla costruzione dei pozzi e strade, dalla sanità all'educazione, dalle relazioni con gli altri villaggi alla compilazione dei registri di nascita morte e matrimonio.
Per formare un Gram Panchayat il villaggio deve avere almeno 300 abitanti, a volte quindi due o più villaggi si uniscono per formare il numero minimo; a salire poi abbiamo il Thamba, formato da 7 Panchayat, e il Khap, formato da 12 Thamba.
E' una organizzazione talmente consolidata ed efficiente che dura ormai da più di 3000 anni (ci sono testimonianze di autogoverni del villaggio nel 1200 A.C.); ancora oggi se ci si inoltra per le strade dell'entroterra indiano e si visitano i piccoli villaggi si scopre che a farla da padrone lì é il Sarpanch (il capo dei cinque del Phanchayat).
Ora, i poveri Manoj e Bibli s'erano sposati in barba all'opposizione del Khap Panchayat (che si distingue dal Gram Panchayat perché non si basa su democratiche elezioni ma su caste e religione); la reazione pacata e civile dei parenti di lei (compreso il fratello) é stata: rapirli, costringere lei a bere pesticida mentre strangolavano lui con cappio, fare a pezzi i corpi, chiuderli in sacchi di juta e gettarli in un canale.
La di lui madre, Chanderpati Berwal soprannominata "madre coraggio", ha portato avanti una battaglia legale per far condannare gli esecutori senza lasciarsi scoraggiare dal clima minaccioso del suo villaggio ed ha ottenuto la pena di morte per loro e l'ergastolo per Ganga Raj, il capo del Khap Panchayat nonché nonno di Babli.
Le pene sono poi state tutte attenuate in appello in ergastoli, ma hanno comunque un significato storico per l'India perché generalmente chiunque ha governato (dagli invasori islamici del medioevo, ai colonizzatori inglesi, per finire con l'attuale repubblica) ha sempre cercato la via del minimo disturbo ai governi locali perché questi sono gli unici che possono tenere salda la società civile di un paese altrimenti immenso, inesplorato e lasciato a se stesso dal governo centrale.
Le pene sono poi state tutte attenuate in appello in ergastoli, ma hanno comunque un significato storico per l'India perché generalmente chiunque ha governato (dagli invasori islamici del medioevo, ai colonizzatori inglesi, per finire con l'attuale repubblica) ha sempre cercato la via del minimo disturbo ai governi locali perché questi sono gli unici che possono tenere salda la società civile di un paese altrimenti immenso, inesplorato e lasciato a se stesso dal governo centrale.
E' un pò quello che succede quotidianamente in paesi meno amati come il Pakistan, l'Afghanistan e la Libia, dove ogni villaggio si autogoverna ed ha spesso e volentieri carta bianca, dalle mere questioni amministrative quotidiane fino alle grandi questioni morali.
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3 Responses to “I promessi sposi: Manoj e Bibli Banwala”
22 luglio 2011 12:11
bel paradigma per l'analisi della società indiana, anche se ravviso nella chiosa finale un vizio di forma: parti dal presupposto che le piccole comunità nascano in ogni caso in uno stato più grande che le contiene e le monitorizza (o che dovrebbe farlo), e da qui arrivi alla conclusione decisamente qualunquista che le amministrazioni degli stati nazione e quelle delle piccole comunità si equivalgano nello sbagliare.
Non sono d'accordo, non perchè creda che in ogni caso le piccole comunità possano essere luoghi dediti alla perfezione della convivenza sociale, ma perchè meno si è, più si è in grado di organizzarsi, o di rovesciare il malgoverno in atto.
perchè se si è governati, la giustizia non tenderà alla tua di pancia, ma solo a quella dei governanti affamati.
ma di questo abbiamo parlato talmente tante volte, che forse quello che scrivo per te sarà lapalissiano.
e in ogni caso è quasi paradossale, anche se concorde con l'innata supponenza che caratterizza l'etica dell'occidentale, sorprendersi della "arretratezza" della pancia di certe popolazioni.
ricorda il laos e il discorso sulla capacità di concepire lo spazio degli amati laotiani, e quello che dicevi a proposito.
un abbraccio, incandenza
22 luglio 2011 12:41
Scusa, ma mi sono perso: dove é che dico che le piccole nascono all'interno delle grandi. In realtà dico proprio l'opposto, e cioé che le grandi hanno sempre tenuto conto delle originarie micro comunità nel momento in cui prendevano possesso dei territori dove queste erano nate (ho scritto proprio dell'India dove tutti i cosiddetti invasori hanno sempre mantenuto l'originaria forma di governo del villaggio.
Detto ciò, mi perdo quindi nelle tue deduzioni a seguire.
Oltretutto non credo di aver mancato di umiltà nel descrivere quello che é accaduto ai due sposi, non mi sembra di aver parlato di arretratezza, al più ho fatto emergere che costringere tua sorella a bere il veleno mentre strozzi il fidanzato dà l'impressione che ti manchi un minimo di morale.
Oh, poi lungi da me stare a difendere "la morale", che sappiamo tutti essere tutto meno che comune.
22 luglio 2011 16:02
forse ho frainteso io, non capisco se con microgoverni locali intendi dire qualsiasi forma di piccola comunità con un numero di abitanti inferiore ad una certa soglia, che può voler dire anche ecovillaggi, comuni anarco-comuniste allo stesso modo del villaggio dei due sposi, oppure stai prendendo in considerazione esclusivamente il caso di una federazione di comuni che sono tenute insieme da un governo centrale.
perchè cambia tutta la sostanza del discorso.
io parlavo del concetto di autogoverno in senso assoluto, e a questo punto mi viene il dubbio che invece tu stessi parlando dell'autogoverno apparente che caratterizza le comunità che sono legate in un rapporto di dipendenza con l'amministrazione centrale.
in poche parole non capisco se la tua induzione finale riguardi le forme di governo a livello assoluto, o quelle relativamente al caso dell'india.
non intendevo dire che sei supponente te, ma la morale che c'è dietro tutti noi occidentali, che ci porta a considerare abiette eventi come quello da te raccontato, senza considerare il fatto che si ha che fare con un altro pianeta. leggendo la fine che hanno fatto ho provato un istantaneo senso di orrore interno, ma al contempo mi sono detto che non posso capire perchè in una cultura così lontano da quella in cui sono cresciuto si reagisce così a certe cose. mi sembra contraddittorio scrivere "al più ho fatto emergere che costringere tua sorella a bere il veleno mentre strozzi il fidanzato dà l'impressione che ti manchi un minimo di morale", e poi concludere "Oh, poi lungi da me stare a difendere "la morale", che sappiamo tutti essere tutto meno che comune". Prima dai per scontato che esiste una morale rispetto alla quale quelle persone hanno mancato (quale morale?), e poi dici che non esiste una morale universale rispetto alla quale giudicare.
la prossima volta un bel post di apprezzamento all'india, che stai sempre a bacchettarla, immigrato che non sei altro.
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