Swami Nigamananda Sadhu, morto di fame


Guardando una bella faccia tonda e sorridente come questa, ci si domanda come possano ancora succedere cose di questo genere, mi riferisco alla triste sorte toccata a questo disgraziato che é morto a seguito del suo sciopero della fame, sciopero durato 73 giorni.
L'India ha una lunga e popolarmente riconosciuta tradizione riguardante gli "Hunger strikes": Mohandas Karamchand Gandhi, padre della patria indiana, ne fece uno particolarmente famoso per far cessare le violenze tra cittadini musulmani e induisti scaturite a seguito della separazione dell'India in due stati (India, stato laico e che riconosce a tutte le religioni pari dignità e il Pakistan, stato musulmano dove la legge islamica é invece preponderante).
Sadhu non mangiava per far cessare l'inquinamento del fiume sacro Gange (Ganga in Hindi, che é femminile perchè porta la vita), inquinamento provocato dall'industria mineraria che sta sventrando un po' tutta l'India per soddisfare l'esponenziale crescente fabbisogno del paese in termini di risorse primarie.
E' morto senza clamori e senza copertura mediatica perchè pure qui, se non hai le lobby che fanno tutto il lavoro dietro, anche l'azione più giusta ed eroica fa la fine dell'albero che cade nella foresta senza persone.
Molto rumore ha invece fatto un'altro sciopero della fame negli stessi giorni in cui Sadhu stava lentamente consumandosi nel suo letto d'ospedale nel reparto di terapia intensiva; quello di Baba Ramdev, altro santone vestito in arancione che scioperava contro la corruzione indiana.
Questo con ben altro esito, visto che dopo appena 9 giorni (e con uno sviolinamento da parte di politici, personaggi famosi, giornali e televisioni) si é fatto una bella limonata, proprio come Gandhi anni fa.
Probabilmente avrà influito il fatto che Baba Ramdev, che all'erario dichiara d'essere un insegnante di yoga con un patrimonio di 177 milioni di euro, ha "amici in convento".