15 giugno 2011
Road movie
15 giugno 2011 by FDM · 0
Produzione: Ross Katz, Susan B.Landau
Regia: Dev Benegal
Direttore della fotografia: Michel Amathieu
Sceneggiatura: Dev Benegal
Musica: Michael Brook
Cast: Abhay Deol, Tannishtha Chatterjee, Satish Kaushik
Lingua: Hindi
Durata: 95 minuti
Anno: 2010
Costo: €1.300.000


Interessanti alcuni frangenti, come quando un "Signore dell'acqua" (some i signori della guerra in Africa che possiedono bande di soldati irregolari per controllare porzioni di territorio) spiega che la sua gestione della poca acqua lì presente non é molto diversa da quella delle grandi corporations: se lui la imbottigliasse e le desse un bel nome tutti lo chiamerebbero per intervistarlo e sarebbe elogiato come un cavaliere del lavoro, c'é poco quindi da fare i moralisti e il gioco dei due pesi e due misure.

Regia: Dev Benegal
Direttore della fotografia: Michel Amathieu
Sceneggiatura: Dev Benegal
Musica: Michael Brook
Cast: Abhay Deol, Tannishtha Chatterjee, Satish Kaushik
Lingua: Hindi
Durata: 95 minuti
Anno: 2010
Costo: €1.300.000

C'é un interessante parallelo in Road, movie tra la trama (uno sgangherato ed eterogeneo drappello di disperati porta in giro un cinema su ruote) e il film stesso: loro fanno conoscere il cinema all'India dell'entroterra e il film fa conoscere ad un vasto pubblico (anche e soprattutto internazionale) la vera India, quella povera e dimenticata, quella isolata e reietta, ma ciononostante capace di ridere ed essere felice delle piccole cose.
Assolutamente da non sottovalutare, la pellicola é una piccola perla del nuovo cinema indipendente indiano che si sta facendo pian piano strada tra i giganti di Bollywood.
E' uno strano miscuglio che in certi momenti porta straordinariamente a Gerry di Gus Van Sant (silenzi, musica, deserto) e un secondo dopo é andato oltre, o meglio altrove.

Interessanti alcuni frangenti, come quando un "Signore dell'acqua" (some i signori della guerra in Africa che possiedono bande di soldati irregolari per controllare porzioni di territorio) spiega che la sua gestione della poca acqua lì presente non é molto diversa da quella delle grandi corporations: se lui la imbottigliasse e le desse un bel nome tutti lo chiamerebbero per intervistarlo e sarebbe elogiato come un cavaliere del lavoro, c'é poco quindi da fare i moralisti e il gioco dei due pesi e due misure.
Le migliori scene sono comunque quelle sull'India, quella vera, quella con le rughe del lavoro sotto il sole cocente, quello degli occhi bellissimi di una donna col velo.
Meravigliose le figure che dal buio della notte (dell'ignoranza mondiale) avanzano verso il camion in cerca d'acqua e che ridono di gusto guardando i vecchi film di Buster Keaton, spendido esempio di come Charlie Chaplin avesse ragione sostenendo che i film muti parlano a tutti e che possono goderne un Newyorkese come un nomade del deserto indiano.

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