30 giugno 2011

E' una vita difficile, ma qualcuno la deve pur fare

30 giugno 2011 by FDM · 2


La persona qui ritratta lavora come ragazzo di fatica nel reparto scenografia; qui si chiama "Art department" ma la sostanza non cambia: ci si occupa di concepire, acquisire e sistemare tutto ciò che sarà visibile nel film; ciò comprende oggetti, arredamento, tappezzeria, veicoli e chi più ne ha più ne metta. E' un grande calderone in cui vari sotto-dipartimenti si affiancano e accavallano per dare vita alla storia scritta nel copione. Ho incontrato Ravi (nome fittizio del ragazzo in questione) su un set qui in India e mi sono intrattenuto in una lunga conversazione sulla sua vita e su come é arrivato a lavorare a Mumbai, lui originario di Pune (una città di 3 milione e mezzo di abitanti distante circa 3 ore di automobile dalla capitale dell'intrattenimento indiano). Finita la scuola superiore e avendo fatto per un periodo il contadino, Ravi ha deciso ben presto di scappare dalla "piccola realtà provinciale" e tentare la fortuna insieme ad altri milioni di giovani indiani che lasciano i villaggi e le piccole città per trasferirsi nei grandi agglomerati urbani.


Arrivato con pochi e punti soldi in tasca, ha fatto un po' la fame (come tanti qui a Mumbai), é andato avanti mangiando un "Wada Pav" al giorno (pronuciato Vada Pao, una sorta di panino vegetariano).
Tramite una conoscenza parentale, ha trovato lavoro su un set televisivo; per 6 mesi ha dormito solo 5-6 ore al giorno e mangiano al volo durante le riprese, questa é la normale vita di un poveraccio che lavora qui per due soldi.
Poi piano piano ha scalato la china e le condizioni si sono fatte via via più umane.
Generalmente ora lavora con il padre e lo zio  e quello che fanno é rifornire di oggetti una produzione che ne fa richiesta: serve un telefono degli anni '80 e degli occhiali grandi tondi e spessi? Il loro lavoro é procurarli. Così facendo se la barcamenano non male.
Certo, la strada é ancora lunga per lui e la sua famiglia per portersi concedere una cosa tipo una vacanza, mica al mare, basterebbe una gita al parco acquatico qui in periferia.
Quando ci siamo incontrati la sua era ancora una sofferta vita comparata a quella di un coetaneo europeo: in 9 in una stanza con un solo letto matrimoniale, dormivano una media di 5 ore a notte perché loro sono tra quelli che arrivano primi sul set e lasciano per ultimi.

Mi ha colpito molto il fatto che tra le sue lamentele c'era il poco tempo libero da dedicare alla pulizia della stanza e ad una buona doccia.
E' parlando con persone come Ravi che si apprende la grande dignità umana degli indiani: possono vivere in una baracca e venire tardi agli appuntamenti, ma non salterebbero mai una doccia.

2 Responses to “E' una vita difficile, ma qualcuno la deve pur fare”

Elisa Chiodarelli ha detto...
01 luglio 2011 00:48

ciao Federico,
interessante questa storia! una persona comune che vive accanto a noi, di cui non immaginiamo le fatiche e i sacrifici, ma che rappresenta un tassello delle storie di milioni di indiani emigrati in città.
E poi interessante il dietro le quinte del cinema. Ho letto un romanzo carino, di R.K.Narayan, 'Il nostro amico Sampath', che racconta proprio un aspetto del mondo del cinema indiano. Se ti capita, vale la pena leggerlo.Ciao!


FDM ha detto...
02 luglio 2011 06:52

grazie del consiglio!


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